Il marketing della paura: pubblicita’ shock

Con marketing della paura si fa riferimento a quel filone dello shock advertising (lett. Pubblicità scioccante) che propone spot che suscitano emozioni negative, legate appunto alla paura e all’apprensione. Questo tipo di pubblicità è molto diffuso in Inghilterra ed in America, ma è quasi sconosciuto all’Italia. In Inghilterra, un’esempio di pubblicità shock è quella che si trova sui pacchetti delle sigarette che riportano foto disgustose di polmoni pieni di catrame o cadaveri; questo genere di promozione attraversa vari canali e luoghi: tv, metropolitana, cartellonistica e via dicendo.

Questa differenza culturale presentata è molto interessante perché potrebbe costituire un’opzione inesplorata nel saturo universo pubblicitario italiano, prima di discutere più a fondo la questione, è meglio riscaldare l’atmosfera con una pubblicità shock inglese di Save The Children 

Questi spot sono molto comuni in televiosne e fanno parte del filone dello shock advertising atto a suscitare paura, angoscia, ansia e tristezza. Nel prossimo paragrafo sarà analizzato anche l’altro filone che invece è legato allo sconvolgimento della morale.

Pubblicità shock all’italiana

Come abbiamo già detto in Italia il fenomeno della pubblicità shock non è molto popolare, almeno nel filone fear arounsing, ovvero gli spot che generano paura. Alcuni attribuiscono questa mancanza al nostro Codice dell’Autodisciplina Pubblicitaria che vieta le forme di sponsor che suscitano paura. Quindi in Italia assieme alle pubblicità ingannevoli sono vietate anche quelle del terrore/orrore.
In effetti, lo stesso tema della pubblicità shock è perlopiù assente dai motori di ricerca, se ne trova menzione solo in pochi blog italiani.

Tuttavia, in Italia esistono le pubblicità shock, quelle afferenti al filone che mira a creare un’emozione di sbigottimento e turbamento nello spettatore: lo spot che vuole scandalizzare, presentare oscenità, violare la morale. Un esempio ne è il celebre Light Blue di Dolce e Gabbana.

Questo tipo di pubblicità sono comuni per i marchi di lusso, che spesso presentano i loro prodotti in associazione alla lussuria, il desiderio e la prestanza fisica.
O ancora i cartelloni pubblicitari che ciclicamente vengono bannati perchè distraggono gli automobilisti o indignano le mogli, come quello di Belen Rodriguez.

Se riflettete sul panorma pubblicitaro italiano vi verranno in mente moltissimi spot che si avvicinano alla pornografia: pubblicità scioccante del filone dell’ “Indignazione”, in teoria anche questo perseguibile dal Codice dell’Autodisciplina Pubblicitaria che vieta l’uso della pornografia.

Pubblicità shock sì o no?

Fin qui, abbiamo capito che l’Italia abbraccia solo la Pubblicità shock filone scandalo, ma non quella legata alle emozioni di paura e compassione, ma perché?

Forse è il nostro temperamento latino che ci fa preferire questo tipo di spot e bannare l’altro?
No, la mia spiegazione è diversa. Io penso che sia un fattore culturale, che si traduce in abitudine. Mi spiego meglio: noi Italiani siamo abituati a vedere nella pubblicità scene di nudo, particolarmente sexy ed ormai non ci facciamo più caso, ci sembrano normali.SHOCK ADVERTISING- pubblicità shock

Proprio per questo motivo in Italia proliferano questo tipo di spot, al contrario nella nostra cultura non rientra la pubblicità shock incentrata sulla paura: un timore scaturito che ci fa riflettere e lascia il segno non è ammissibile.
Certo che, noi Italiani siamo proprio strani, abbiamo il Papa, ci professiamo cattolici e poi accettiamo l’erotismo e non la paura che ci fa riflettere.

La questione sull’efficacia dello shock advertising resta aperta. Io penso che a lungo andare esso non sia molto efficace, ma che colpisca nei prima giorni di lancio e poi, come nel resto delle tattiche di marketing, l’assuefazione fa il suo corso.

Quindi lanciare una bella pubblicità shock che incuta timore sarebbe una bella mossa strategica in Italia: scatenare paura, angoscia, far riflettere in modo violento e scuotere le coscienze è il modo ideale per destare attenzione; i primi marchi che effettueranno questo passo nel nostro panorama potranno godere del vantaggio dei first movers.

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2 pensieri su “Il marketing della paura: pubblicita’ shock

  1. Ciao Francesca, complimenti per il tuo nuovo post che debbo dire molto interessante soprattutto sotto il profilo della differenziazione delle culture.
    Come giust’appunto scrivi tu, qui in Italia, pur essendoci la chiesa, si accettano molte cose e fatti e molte altre invece no. Perché?…te lo dico in due parole molto semplici!…ci sono i falsi moralisti e finti perbenisti. Tutto qui!
    Mentre in altri paesi ti dicono, fanno vedere e accettano praticamente di tutto, non solo per ciò che riguarda l’advertising ma anche ciò che riguarda la vita quotidiana delle persone.
    Ad esempio, ed è un “esempio”, io che sono stata in Brasile, lì, essendo che hanno la cultura della bellezza e cura del corpo, quindi, con annessi e connessi, e che accettano di tutto, dalle razze ai colori alle diversità di genere o religione, non si pongono di certo problemi a “farsi oppure far vedere” ma ancor più, toccare con mano e udire con le orecchie. Ad esempio, La Diocesi di Rio de Janeiro ha formalmente denunciato la RAI chiedendo un risarcimento danni di 5-7 milioni di euro per aver “vestito” il Cristo Redentore del Corcovado, il simbolo principale della fede e della tradizione brasiliana, con la maglia numero 10 della nazionale azzurra. Ma anche lì, in Brasile ci sono moltissime altre cose che non vanno..ma questa è un’altra storia… Certo è ovvio, mica ti lasciano fare quel che vuoi in casa loro, sono loro che decidono per casa loro, com’è giusto che sia. Però qui no, vero?…chissà perché…….. Pertanto, vorrei dire che, viviamo nel paese dei balocchi, dei bugiardi, dei falsi moralisti, degli ipocriti e dei finti perbenisti e, sai quel che è peggio ancor più di tutto ciò?..che quando, come io sto facendo adesso, dico e scrivo le cose reali, quel che accade davvero per le strade, per le città, nelle case, da molto, molto fastidio, il fatto che se ne parli e si evidenzino questi aspetti, poiché, si è certi che corrispondono a realtà ma, non si vuole accettare e, al contrario, si preferisce infilare la “testa sotto la sabbia”. Siamo un popolo veramente assurdo e ipocrita!!! Non a caso, siamo derisi da tutto il mondo a buona ragione per questi e mille altri motivi. Per non divagare troppo e, concludendo il mio intervento, metto qui sotto un link che ho trovato su you tube di alcune pubblicità censurate ma ancora disponibili sul web. Dategli un’occhiata tutti voi lettori di questo meraviglioso blog. “Perché il Marketing…è Donna”… (rubo la frase di Francesca)…
    Buona visione, buona lettura e un ringraziamento a Francesca Bandini per il suo impegno e lavoro nell’esporre evidenti fattori ed elementi, che nessuno a mai il coraggio di rappresentare oppure raffigurare. Mi piacciono moltissimo le persone fuori degli schemi classici. Evviva la realtà!!!

    Ecco qui il link: http://youtu.be/KIG508Me5pM

    Questo qui sotto, invece, non è Brasiliano ma, il messaggio, credo possa esser mondiale…eccetto, per l’Italia, ovviamente…

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    1. Grazie moltissime per il commento. Sei sempre molto gentile e precisa.
      Molto interessante l’esempio del Brasile: non ne ero al corrente. Poi ti ringrazio a nome mio e a nome di tutti per gli interessanti links a tema che ci hai fornito. A presto 😉

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