Come ottenere il massimo da Facebook

Come ottenere il massimo da Facebook

Come ottenere il massimo da Facebook? Una lista di consigli semplici e veloci mirati ai proprietari e dirigenti di piccole aziende che spesso si dimenticano che i Social media sono risorse preziose ma solo se utilizzate nel modo giusto. Read more

Back to the Origins: Ecco perché voglio scrivere per voi!

Back to the Origins: Ecco perché voglio scrivere per voi!

Southampton (U.K.), 29.09.2015

Con la coda tra le gambe torno alle mie Origini italiane e comincio a scrivere di nuovo in Italiano nel mio blog…

Dopo il breve intermezzo di post inglesi, ho capito che ho fatto un grave errore di valutazione.

Ho creduto di poter trasferire un blog pensato per l’Italia in un altro Paese, forzandolo ad una lingua che non è la mia.

Oltre all’errore di valutazione ho snaturato lo stesso obiettivo del blog, che era quello di ispirare, creare un nuovo marketing rispettoso dell’eticità e perché no, trovare nuove opportunità di networking e lavorative.

Così, io me ne resto in Inghilterra ancora per un po’, ma da oggi Delizie di Marketing torna a deliziare, si spera, il pubblico Italiano.

Ogni settimana un post nuovo ricco di spunti per le vostre campagne di marketing, le vostre menti e le vostre giornate. Il prossimo post parlerà di Bellezza e Marketing: due potenti armi insieme….

Amavo Twitter e poi guardate cosa ho scoperto…

Amavo Twitter e poi guardate cosa ho scoperto…

Come voi, amavo Twitter e mi divertivo a twittare all’impazzata tutto il dì: condividevo le mie idee, le notizie interessanti, catturavo la giusta attenzione con gli #hashtag più creativi. Il sogno si è infranto, svanito per sempre, dopo aver letto una notizia a dir poco schoccante su Twitter e la sua affidabilitàRead more

Ecco perché la pubblicità a pagamento su Facebook funziona

Ecco perché la pubblicità a pagamento su Facebook funziona

Quello che le aziende dovrebbero sapere

La pubblicità a pagamento su Facebook è un tema dibattuto, molti pensano che non ne valga la pena, che è solo una perdita di denaro: ti dimostrerò il contrario.

Pubblicità a pagamento su Facebook

Perché molti considerano la pubblicità su Facebook in modo negativo?

Perché non porta agli obiettivi che si sono prefissati, tale persone hanno puntato troppo in alto: la pubblicità a pagamento su facebook  non fa miracoli, per quelli la tecnologia non può fare ancora fare niente, Lourdes è ancora il posto più indicato. Se la tua azienda ha difficoltà a vendere, SOLO tramite Facebook advertising non risolverai il problema.

Consiglio: stabilire obiettivi realistici, per esempio aumentare le visite al vostro sito. Facebook propone una vasta serie di obiettivi tra cui scegliere.

6 motivi per usare la Pubblicità su Facebook

  • Looklike audience: questa è in assoluto la mia funzione preferita! Non solo si può decidere di far vedere il nostro annuncio ad un certo target, ma si può selezionare la nostra audience di riferimento basandoci su target simili di cui non conosciamo le demografiche esattamente. Per esempio il tuo annuncio pubblicitario sarà mostrato solo a persone simili a coloro che hanno messo Mi piace alla tua pagina, oppure ancora più interessante, le persone simili a quelle che hanno cliccato sul tuo precedente annuncio sponsorizzato.
  • Eccellente e scrupolosa selezione del tuo target = no soldi gettati via: il modo di targettizzare chi visualizzerà la tua pubblicità è certamente uno dei migliori in giro, neanche Google Adwords ti permette di stabilire parametri così precisi per selezionare la tua audience: selezioni anche gli interessi.
  • Budget: controllo totale sul tuo budget; questa funzione non è innovativa, ma è importante. Anche se non vuoi spendere centinaia di euro puoi semplicemente fissare un tetto massimo e anche decidere quando mostrare l’annuncio.

Ma adesso veniamo ai veri 3 motivi per cui dovresti usare la Pubblicità su Facebook…fb_likeicon

  • Demografiche: Facebook ti aiuta a capire chi è davvero interessato ai tuoi servizi. Come capirlo? Crea un annuncio generico che sponsorizza un servizio chiave della tua azienda e vedi i click ottenuti. Dai click puoi vedere il sesso e la fascia d’età. Questo è utile per scoprire a quale fascia d’età dovresti indirizzare i tuoi sforzi di marketing. Ricorda che una fascia d’età 60 + è sottorappresentata in Facebook.
  • Target: l’avevo già detto? No scusa, ma ancora una volta target, ma per un altro motivo. Se pensi di conoscere già molto bene il tuo target: testa le tue credenze, sponsorizza un post di Facebook con un’offerta dedicata al tuo target e fa sì che il tuo post sia visibile SOLO al tuo target. Seleziona quindi l’età, gli interessi, il sesso e altri dettagli che presumi di conoscere sul tuo pubblico.  Poi osserva i risultati, se il tuo annuncio non riceve molti click probabilmente hai mal calcolato il tuo target. Niente paura, espandi il tuo target in Facebook advertising e scopri chi è davvero interessato a ciò che offri.
  • Tempistica:nei Social Media il tempo è fondamentale, devi infatti riuscire a catturare il tuo pubblico nei momenti opportuni. Dopo aver programmato una campagna su Facebook, puoi vedere quale giorno ha ricevuto più click e sfruttare quest’informazione anche per altre promozioni: scoprirai quando il tuo pubblico è più attivo. Per esempio, pensavo che il Sabato fosse un giorno da escludere per fare promozioni invece si è rivelato uno dei più proficui per il business che stavo promuovendo.

Ora vuoi provare anche tu la pubblicità a pagamento su Facebook?

Io penso che dovresti, anche solo per gioco o testare le tue idee sul tuo target.


Se sei gestisci o possiedi un Hotel, ho deciso di creare per te pacchetti speciali per usare la pubblicità su FACEBOOK PER HOTEL in INGLESE. Scoprili tutti.

Ecco come la pubblicità ci influenza su Internet

Ecco come la pubblicità ci influenza su Internet

Tutti, soprattutto chi lavora nel campo del marketing digitale sa che la pubblicità determina il comportamento dei consumatori, altrimenti non si spiegherebbe la crescita esponenziale degli investimenti pubblicitari.
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A parte l’influenza sull’acquisto della pubblicità, dettaglio noto: ha la pubblicità un altro tipo di influenza cognitiva di cui magari non siamo a conoscenza? Allora come la pubblicità ci influenza su internet?

La ricerca condotta per la discussione della mia tesi di Laurea ha cercato di investigare questa tematica insidiosa e molto vasta, allo stesso tempo, proprio per questo nel proseguo del testo, potrai scoprire come è stato ridotto e segmentato il campo d’azione.

Come la pubblicità ci influenza su internet: i risultati dell’esperimentocome la pubblicità ci influenza su internet -francesca-bandini

L’esperimento mira a documentare l’effetto che i banner pubblicitari all’interno dei blog hanno nel lettore: sempre più frequentemente si trovano in Internet blog che sponsorizzano in modo subdolo prodotti. Infatti, i testi dei blog svolgono la funzione di Informare il pubblico, almeno apparentemente, ma sono corredati da banner promozionali: gli ignari lettori credono che il testo sia puramente informativo, senza fini promozionali e si fidano (tralasciano le implicazioni etiche della situazione).

I risultati dell’esperimento sono chiari e validi dal punto di vista statistico e riportano che quando un lettore si trova a leggere un testo informativo ma corredato di banner, considera la pagina web visionata come autoritaria e quindi degna di attenzione e fiducia: una pagina web che mostra pubblicità sotto forma di banner è percepita come più autoritaria rispetto ad una che non ha promozioni.

Paradossalmente se un post di un blog su internet contiene pubblicità è considerato più affidabile.

Scettico? Lo so difficile da ammettere e da credere: tuttavia se presti attenzione alla tua esperienza i banner e le pubblicità rendono la pagina Web più interattiva ed attraente e quindi inconsciamente potresti ritenere il cotenuto più autorevole.

Le conclusioni da trarre sono senza dubbio arbitrarie, ma ci offrono uno spunto di riflessione su come la pubblicità ci influenza su Internet in modo nascosto.

Se ti va di approfondire l’argomento continua a leggere i dettagli delle esperimento oppure consulta il testo integrale della tesi in Lingua Inglese: Unveiling the perception of blogs as marketing tools: a randomized controlled experiment.


 

Come la pubblicità ci influenza su internet: dettagli dell’esperimento

Le conclusioni sono state raggiunte a seguito dell’analisi statistica dei dati dell’esperimento creato ad hoc. La tecnica utilizza è quella della regressione multipla.

L’esperimento si poneva l’obiettivo di studiare l’effetto dei banner (pubblicità, display sulle pagine Internet) ed è stato eseguito creando due gruppi: uno sperimentale e l’altro di controllo. Ai membri del gruppo speriementale è stato chiesto di leggere un testo: specificamente un blog post che conteneva al suo interno due banner promozionali, sponsorizzanti prodotti in tema con il contenuto apparentemente informativo. Al gruppo di controllo è stato chiesto di leggere lo stesso testo ma senza pubblicità al suo interno. Entrambi i gruppi hanno poi risposto ad un test a risposta multipla per testare la loro percezione del contenuto.

I risultati mostrano che i membri del gruppo sperimentale, quindi coloro che hanno visionato il testo con i banner, hanno percepito il testo come più autorevole rispetto al gruppo di controllo. Paradossalmente se un post di un blog su internet contiene pubblicità è considerato più affidabile. Altresì si è osservato che i banner non hanno istigato i lettori all’acquisto in modo significativo, come invece è stato rivelato da ricerche precedenti.

Questo esperimento è stato creato e distribuito solo a persone parte della popolazione Italiana e rappresenta l’unico esempio finora condotto nel campo.

Senza dubbio sarebbe interessante fare altre ricerche per trarre conclusioni certe riguardo al motivo che ci spinge a percepire un testo con pubblicità più autorevole di uno senza.

Il marketing della paura: pubblicita’ shock

Il marketing della paura: pubblicita’ shock

Con marketing della paura si fa riferimento a quel filone dello shock advertising (lett. Pubblicità scioccante) che propone spot che suscitano emozioni negative, legate appunto alla paura e all’apprensione. Questo tipo di pubblicità è molto diffuso in Inghilterra ed in America, ma è quasi sconosciuto all’Italia. In Inghilterra, un’esempio di pubblicità shock è quella che si trova sui pacchetti delle sigarette che riportano foto disgustose di polmoni pieni di catrame o cadaveri; questo genere di promozione attraversa vari canali e luoghi: tv, metropolitana, cartellonistica e via dicendo.

Questa differenza culturale presentata è molto interessante perché potrebbe costituire un’opzione inesplorata nel saturo universo pubblicitario italiano, prima di discutere più a fondo la questione, è meglio riscaldare l’atmosfera con una pubblicità shock inglese di Save The Children 

Questi spot sono molto comuni in televiosne e fanno parte del filone dello shock advertising atto a suscitare paura, angoscia, ansia e tristezza. Nel prossimo paragrafo sarà analizzato anche l’altro filone che invece è legato allo sconvolgimento della morale.

Pubblicità shock all’italiana

Come abbiamo già detto in Italia il fenomeno della pubblicità shock non è molto popolare, almeno nel filone fear arounsing, ovvero gli spot che generano paura. Alcuni attribuiscono questa mancanza al nostro Codice dell’Autodisciplina Pubblicitaria che vieta le forme di sponsor che suscitano paura. Quindi in Italia assieme alle pubblicità ingannevoli sono vietate anche quelle del terrore/orrore.
In effetti, lo stesso tema della pubblicità shock è perlopiù assente dai motori di ricerca, se ne trova menzione solo in pochi blog italiani.

Tuttavia, in Italia esistono le pubblicità shock, quelle afferenti al filone che mira a creare un’emozione di sbigottimento e turbamento nello spettatore: lo spot che vuole scandalizzare, presentare oscenità, violare la morale. Un esempio ne è il celebre Light Blue di Dolce e Gabbana.

http://www.youtube.com/watch?v=29repgmONfI

Questo tipo di pubblicità sono comuni per i marchi di lusso, che spesso presentano i loro prodotti in associazione alla lussuria, il desiderio e la prestanza fisica.
O ancora i cartelloni pubblicitari che ciclicamente vengono bannati perchè distraggono gli automobilisti o indignano le mogli, come quello di Belen Rodriguez.

Se riflettete sul panorma pubblicitaro italiano vi verranno in mente moltissimi spot che si avvicinano alla pornografia: pubblicità scioccante del filone dell’ “Indignazione”, in teoria anche questo perseguibile dal Codice dell’Autodisciplina Pubblicitaria che vieta l’uso della pornografia.

Pubblicità shock sì o no?

Fin qui, abbiamo capito che l’Italia abbraccia solo la Pubblicità shock filone scandalo, ma non quella legata alle emozioni di paura e compassione, ma perché?

Forse è il nostro temperamento latino che ci fa preferire questo tipo di spot e bannare l’altro?
No, la mia spiegazione è diversa. Io penso che sia un fattore culturale, che si traduce in abitudine. Mi spiego meglio: noi Italiani siamo abituati a vedere nella pubblicità scene di nudo, particolarmente sexy ed ormai non ci facciamo più caso, ci sembrano normali.SHOCK ADVERTISING- pubblicità shock

Proprio per questo motivo in Italia proliferano questo tipo di spot, al contrario nella nostra cultura non rientra la pubblicità shock incentrata sulla paura: un timore scaturito che ci fa riflettere e lascia il segno non è ammissibile.
Certo che, noi Italiani siamo proprio strani, abbiamo il Papa, ci professiamo cattolici e poi accettiamo l’erotismo e non la paura che ci fa riflettere.

La questione sull’efficacia dello shock advertising resta aperta. Io penso che a lungo andare esso non sia molto efficace, ma che colpisca nei prima giorni di lancio e poi, come nel resto delle tattiche di marketing, l’assuefazione fa il suo corso.

Quindi lanciare una bella pubblicità shock che incuta timore sarebbe una bella mossa strategica in Italia: scatenare paura, angoscia, far riflettere in modo violento e scuotere le coscienze è il modo ideale per destare attenzione; i primi marchi che effettueranno questo passo nel nostro panorama potranno godere del vantaggio dei first movers.

Perché ami i Social Media? 3 motivi

Perché ami i Social Media? 3 motivi

Se ami i Social Media probabilmente ti sarai chiesto almeno una volta nella tua vita se questa tua passione sia normale o segno di qualche problema di socializzazione. Preoccupazione comprensibile se provi piacere nel stare davanti a uno schermo e spesso ti ritrovi a ridere da solo.

Beh, stai tranquillo, è tutto nella norma, anzi il fatto che tu ami i Social Media potrebbe indicare che sei anche più socievole degli altri e hai bisogno di essere in compagnia sempre.

Guarda l’infografica per scoprire i 3 motivi per cui ami i Social Media.
perché amiamo i social media

Inbound marketing in 4 passi

Inbound marketing in 4 passi

 L’ inbound marketing è una strategia a lungo termine e necessita di un impegno costante per essere messa in atto. Ecco qua i 4 passi dell’inbound marketing, come descritti dall’autorevole guida di Hubspot.

 inbound marketing

1. Attrarre

Per poter riuscire ad attrarre l’attenzione del nostro target è indispensabile tracciarne profilo. Dobbiamo innanzitutto definire il nostro cliente ideale e successivamente andare ad analizzare quali potrebbero essere i suoi gusti, le sue abitudini di navigazione in internet per capire il problema che noi saremo pronti a risolvere.

Oltre a prestare attenzione alla forma e al contenuto delle pagine del nostro sito web, è opportuno utilizzare vari strumenti che ci aiutino ad attirare numerosi visitatori, come il blog, i social media e una selezione accurata di parole chiave efficaci per quanto riguarda i motori di ricerca.

2. Convertire

Convertire significa trasformare i visitatori in potenziali contatti; per ottenere i dati del nostro visitatore dobbiamo fornirgli dei vantaggi interessanti, ai quali non potrà rifiutare. Per fare questo potremo offrire sia dei beni materiali immediatamente disponibili, sia contenuti di valore.

Per far ciò, ci affideremo a delle Calls-to-Action, ovvero dei bottoni o link che catturano l’attenzione del visitatore e lo spingono a cliccarci sopra. Dopo aver cliccato, si troverà in una Landing Pages (pagina di arrivo) in cui dovrà compilare un form inserendo i suoi dati personali per poter ottenere il vantaggio da noi promesso, come un e-book, un report, un paper.

inbound marketing

Una volta che avremo ottenuto i dati del visitatore, questo diventa un potenziale contatto quindi è fondamentale selezionare con cura quali informazioni vogliamo ricevere dal nostro visitatore.

 3. Chiudere

Il passo più difficile è convertire il nostro contatto potenziale in cliente finale. Come facciamo per convincerlo ad acquistare i prodotti del nostro sito web?

Innanzi tutto è necessario capire quanti e quali dei contatti ottenuti potrebbero essere realmente interessati ai nostri servizi e per fare questo è possibile attivare un sistema di valutazione basato su una scala di punteggi. Dopodiché, potremo usufruire dei dati forniti nella fase precedente, in modo da convincere all’acquisto:il metodo più diffuso è l’invio di e-mail a scopo promozionale.

 Grazie ai software informatici di oggi è possibile verificare il successo della nostra iniziativa, per vedere se i potenziali contatti attratti mediante i Calls-to-Actions si sono convertiti in clienti effettivi.

4.  Deliziare

Come ultima fase della nostra strategia non dobbiamo dimenticarci della fidelizzazione dei clienti: il nostro scopo deve essere quello di creare un rapporto solido e duraturo con i nostri clienti.

Possiamo continuare a comunicare tramite strumenti di marketing come le Smart Calls-to-Action, cioè delle offerte personalizzate che cambiano in base alla fase di marketing coinvolta. Oppure attraverso i Social Media con l’opportunità di offrire servizi e supporto in tempo reale. Infine, potremmo continuare ad utilizzare il sistema di automazione marketing per informare i clienti di aggiornamenti e novità riguardanti il nostro sito.

 Avere dei clienti soddisfatti e fedeli che possano raccontare la propria esperienza sul nostro sito web a parenti, amici, e perché no, anche sul web, è il primo strumento di marketing che conduce al successo.

Claudia Bandini