perché compriamo

Perché compriamo? 5 ragioni che dovresti conoscere

Marketing digitale, Marketing e psicologia, Offline Marketing

Perché compriamo oggigiorno è ancora un ambito dibattuto c’è chi risponderà per necessità, c’è chi dirà perché ci piace spendere e c’è chi ammetterà che siamo degli inguaribili materialisti.

Differenze culturali nel marketing

Differenze culturali nel marketing: Scoprile ed inizierai a fregartene della pioggia!

Marketing digitale, Marketing e psicologia, Offline Marketing

Differenze culturali nel marketing? Aspetta… Prima di passare a questo rispondi a questa domanda: Ti è mai capitato di lavare la macchina e dopo un’ora ha iniziato a piovere? Immagino di sì. E così avrai iniziato a maledire il mondo…

principio-di autorità

Sei uno schiavo? Liberati dal principio di autorità

Marketing e psicologia, Offline Marketing

La tua risposta d’impatto sarà sicuramente ‘NO’ e chi al giorno d’oggi si sente uno schiavo? Siamo tutti liberi di amare chi vogliamo, di dire ciò che crediamo e di andare ove desideriamo. Ma sei proprio certo che il principio di autorità non stia influenzando la tua razionalità?

Il marketing della paura: pubblicita’ shock

Marketing digitale, Offline Marketing

Con marketing della paura si fa riferimento a quel filone dello shock advertising (lett. Pubblicità scioccante) che propone spot che suscitano emozioni negative, legate appunto alla paura e all’apprensione. Questo tipo di pubblicità è molto diffuso in Inghilterra ed in America, ma è quasi sconosciuto all’Italia. In Inghilterra, un’esempio di pubblicità shock è quella che si trova sui pacchetti delle sigarette che riportano foto disgustose di polmoni pieni di catrame o cadaveri; questo genere di promozione attraversa vari canali e luoghi: tv, metropolitana, cartellonistica e via dicendo.

Questa differenza culturale presentata è molto interessante perché potrebbe costituire un’opzione inesplorata nel saturo universo pubblicitario italiano, prima di discutere più a fondo la questione, è meglio riscaldare l’atmosfera con una pubblicità shock inglese di Save The Children 

Questi spot sono molto comuni in televiosne e fanno parte del filone dello shock advertising atto a suscitare paura, angoscia, ansia e tristezza. Nel prossimo paragrafo sarà analizzato anche l’altro filone che invece è legato allo sconvolgimento della morale.

Pubblicità shock all’italiana

Come abbiamo già detto in Italia il fenomeno della pubblicità shock non è molto popolare, almeno nel filone fear arounsing, ovvero gli spot che generano paura. Alcuni attribuiscono questa mancanza al nostro Codice dell’Autodisciplina Pubblicitaria che vieta le forme di sponsor che suscitano paura. Quindi in Italia assieme alle pubblicità ingannevoli sono vietate anche quelle del terrore/orrore.
In effetti, lo stesso tema della pubblicità shock è perlopiù assente dai motori di ricerca, se ne trova menzione solo in pochi blog italiani.

Tuttavia, in Italia esistono le pubblicità shock, quelle afferenti al filone che mira a creare un’emozione di sbigottimento e turbamento nello spettatore: lo spot che vuole scandalizzare, presentare oscenità, violare la morale. Un esempio ne è il celebre Light Blue di Dolce e Gabbana.

Questo tipo di pubblicità sono comuni per i marchi di lusso, che spesso presentano i loro prodotti in associazione alla lussuria, il desiderio e la prestanza fisica.
O ancora i cartelloni pubblicitari che ciclicamente vengono bannati perchè distraggono gli automobilisti o indignano le mogli, come quello di Belen Rodriguez.

Se riflettete sul panorma pubblicitaro italiano vi verranno in mente moltissimi spot che si avvicinano alla pornografia: pubblicità scioccante del filone dell’ “Indignazione”, in teoria anche questo perseguibile dal Codice dell’Autodisciplina Pubblicitaria che vieta l’uso della pornografia.

Pubblicità shock sì o no?

Fin qui, abbiamo capito che l’Italia abbraccia solo la Pubblicità shock filone scandalo, ma non quella legata alle emozioni di paura e compassione, ma perché?

Forse è il nostro temperamento latino che ci fa preferire questo tipo di spot e bannare l’altro?
No, la mia spiegazione è diversa. Io penso che sia un fattore culturale, che si traduce in abitudine. Mi spiego meglio: noi Italiani siamo abituati a vedere nella pubblicità scene di nudo, particolarmente sexy ed ormai non ci facciamo più caso, ci sembrano normali.SHOCK ADVERTISING- pubblicità shock

Proprio per questo motivo in Italia proliferano questo tipo di spot, al contrario nella nostra cultura non rientra la pubblicità shock incentrata sulla paura: un timore scaturito che ci fa riflettere e lascia il segno non è ammissibile.
Certo che, noi Italiani siamo proprio strani, abbiamo il Papa, ci professiamo cattolici e poi accettiamo l’erotismo e non la paura che ci fa riflettere.

La questione sull’efficacia dello shock advertising resta aperta. Io penso che a lungo andare esso non sia molto efficace, ma che colpisca nei prima giorni di lancio e poi, come nel resto delle tattiche di marketing, l’assuefazione fa il suo corso.

Quindi lanciare una bella pubblicità shock che incuta timore sarebbe una bella mossa strategica in Italia: scatenare paura, angoscia, far riflettere in modo violento e scuotere le coscienze è il modo ideale per destare attenzione; i primi marchi che effettueranno questo passo nel nostro panorama potranno godere del vantaggio dei first movers.

Come un buon servizio clienti fa decollare la tua azienda

Offline Marketing

Ti sei mai accorto che un commesso sgarbato può portarti a non comprare un oggetto anche se lo desideravi? Il servizio clienti è come il biglietto da visita di un’azienda soprattutto nei negozi, perché è proprio nei rapporti B2C (business to consumers), cioè nella vendita diretta al pubblico che l’interazione acquisisce particolare importanza.

Questo articolo intende essere una riflessione sull’importanza del buon servizio clienti per ottenere un vantaggio competitivo notevole e ispirare al miglioramento.

Il commesso è come il padrone di casa che dovrebbe cercare di deliziare e  procurare piacere ai clienti in modo incondizionato. I clienti saranno più felici di acquistare e vi preferiranno alla concorrenza se il servizio clienti nei negozi è ammirevole.

È risaputo che per eccellere in un qualsiasi settore, il cliente deve essere soddisfatto così come gli impiegati, che sono una sorta di clienti perchè investono con noi il loro tempo, nonostante ciò vi sono alcune moltissime attività che non si prendono cura della qualità dei loro commessi e della loro buona educazione.

Sarà capitato anche a voi di entrare in un negozio e di uscire indispettiti a causa della commessa sgarbata o troppo insistente, in Italia è una cosa che ho sperimentato molte volte, su cui ho scritto addirittura un articolo di sfogo. Non siamo qui a colpevolizzare i commessi stessi, quanto i loro superiori che non si rendono conto dell’importanza del buon servizio clienti. Vi sono tanti servizi come il mistery shopping, che permettono di avere  un riscontro sull’operato dei nostri commessi.

buon servizio clientiPreme sottolineare che vi è anche un elemento culturale che ci fa spesso accettare un servizio clienti scadente: noi Italiani siamo abituati ad essere trattati con sufficienza e non ci stupiamo più molto, ma facendo il confronto con qualche altro paese si può realizzare davvero la differenza.

Il buon sevizio clienti è in Inghilterra

La patria del buon servizio clienti è proprio l’Inghilterra, là i commessi sono sempre gentili in qualsiasi tipo di negozio: sempre sorridenti, felici di aiutarvi e cordiali.

Comunemente, si pensa che il tempo cupo e le giornate piovose inglesi rattristiscano anche l’umore dello staff, ma non è così.

Posso garantire che anche nei supermercati delle grandi catene, molto affollate, gli addetti sono gentili, appena chiedi dove si trova un prodotto: non solo ti sanno rispondere con il sorriso, ma ti portano addirittura nello scaffale giusto. Dopo così tanta gentilezza, ti senti proprio soddisfatto di aver fatto spesa in quel supermercato. Volete un altro esempio di cortesia?

Alla cassa: il commesso attende che tu abbia finito di imbustare e ti aiuta, prima di cominciare il conto del cliente successivo: incredibile, vero? In italia, al contrario siamo obbligati ad accartocciare le banconote nel portafoglio per la fretta.

Volendo fare un’indagine più appofondita del buon servizio clienti, basta dare uno sguardo ai siti istituzionali/governativi che riportano i diritti del consumatore, per avere chiara la situazione [Rispettivamente Consumer rights e il Codice del consumo]

buon servizio clienti

Dal confronto dei due testi appare evidente come i rispettivi governi comunichino con i cittadini, da un lato un testo semplice e fruibile, dall’altro un testo complesso ricco di paroloni che uno straniero nel nostro paese faticherebbe a comprendere. A parte questo fatto che è minimamente influente nella nostra analisi, uno dei diritti dei consumatori in Inghilterra è il diritto di appellarsi nel caso di servizio scadente, la nostra giurisdizione non fa minimamente riferimento al buon servizio clienti. Dalla legislazione si comprende come quanto sia differente tra i due paesi la gestione del personale.

Il servizio clienti inglese è davvero eccellente, i commessi usano tutta la gentilezza e  le accortezze possibili: potreste essere chiamati con l’appellativo “my darling” (mia cara/o) e vi posso assicurare che da Italiana, abituata a risposte scontrose e poca voglia di parlare da parte degli operatori, è un piacere. D’altro canto, è simpatico notare come invece  gli Inglesi non apprezzino sempre questa cortesia; infatti, l’altro giorno ho notato una lettera da parte di un lettore di una rivista che reclamava questo modo “childish” (bambinesco) dei commessi inglesi. Direi, a chi troppo e a chi niente…

Il buon servizio clienti non è un miraggio

Il buon servizio clienti è possibile anche per i nostri negozi italiani, anzi le aziende che si muovono per prime in questa direzione, ottengono un vantaggio competitivo non indifferente Vi sono già compagnie che hanno fatto dell’eccellenza del servizio clienti il loro fiore all’occhiello, basti pensare ai famosi brand del lusso e alla Apple.

Quindi, i proprietari di esercizi commerciali dovrebbero farsi più astuti e vigilare per assicurare un buon servizio clienti, dall’altro lato, noi consumatori dovremmo imparare a lamentarci riportando i casi di mal servizio.

Comunque, vorrei rassicurare che noi Italiani non siamo i peggiori al mondo, il sud della spagna ci batte: in Spagna le commesse dei supermercati parlano tra di loro a voce alta per tutto il tempo, non puoi neanche dire Buenos dias perché nessuno ti sentirebbe.

Resto fiduciosa: presto si avranno miglioramenti.

storytelling in televisione

Storytelling in televisone: Inghilterra 1 – Italia 0

Offline Marketing

storytelling in televisione

Lo storytelling è una tecnica pubblicitaria che mira a descrivere un brand attraverso il racconto di una storia, anziche una pura pubblicità.

Quindi al centro dello storytelling vi è il profondo coinvolgimento emotivo dello spettatore, che diviene intrepido nell’attesa della fine della storia. Lo storytelling in televione è una tecnica molto poco usata in Italia, proprio per questo gli inglesi ci battono nella partita di Natale: 1 a 0 per loro.

Il video di seguito ne è una rappresentazione : lo spot televisivo di John Lewis, una catena di grande magazzini in Inghilterra.

Commossi? Dopo il video, sicuramente avrete ancora più voglia di Natale e probabilmente l’associazione positiva rimarrà con voi nel caso in cui vi ritrovaste ad entrare nel negozio.

Storytelling in televisione, l’unica tecnica che cattura

In Italia, purtroppo si tende invece ad associare lo storytelling solo alla comunicazione online, tuttavia esso si adatta perfettamente al mezzo televisivo, perché capace di disporre le immagini in un contesto narrativo d’eccezione.

Guardare questi spot, non provoca fastidio o la voglia di cambiare canale, ma anzi ci fa sognare, ci delizia, ci emoziona e ci fa riflettere.

Ecco un altro esempio ben riusciuto di storytelling in televisione di Natale, sembra proprio che gli inglesi si divertano a farci piangere….

Anche questo è lo spot di una catena, Boots, profumerie e farmacia al contempo.

Lo storytelling in televisione potrebbe essere la soluzione efficace alla nostra progressiva desinsibilizzazione alla pubblicità. Tentativi, in questo campo, sono stati fatti  nel panorama televisivo italiano, ma vi sono veramente pochi casi memorabili di efficace storytelling televisivo. Vi sono piuttosto, molti casi in cui si prova ad affrontare lo spot con l’intenzione di creare una bella storia, un racconto, ma si finisce con il confezionare spot superficiali, troppo brevi o banali: appreziamo l’impegno, ma spero che gli Inglesi siano di ispirazione.

Questo è un ulteriore esempio di storytelling in televisione da parte di una catena Sainsbury’s questa volta un supermercato.

Insomma, quest’anno abbiamo perso il match di natale per lo storytelling in televisione, ma speriamo di vincere l’anno prossimo.