Come essere creativi? Domanda importante ma di non difficile risposta. Premetto con il dire che il tema mi affascina molto, nonché essermi utile, ed ho letto vari libri a riguardo.
Ho già scritto un post su Come essere creativi su Linkedin, in questa sede voglio dispensare consigli pratici per far emergere idee grandiose attraverso un’infografica. Read more ›
So che starai già pensando: “No non è vero, io sono originale, io mi distacco dalla massa. Io sono io: super concentrato di originalità”. Mi dispiace queste sono solo illusioni, la verità è che ci piace ciò che piace agli altri, anche se dura da accettare. L’opinione altrui influenza i nostri gusti e scelte continuamente.
In questo post analizzerò vari motivi per cui ci piace ciò che piace agli altri e farò un collegamento con il mondo del Social Media Marketing e Google che ti proveranno il tuo amore per la folla. Read more ›
Il principio della reciprocità marketing e psicologia vanno di pari passo… Il principio della reciprocità è una delle affascinanti regole di persuasione che la psicologia sociale ci regala.
Il principio della reciprocità spiega quel sentimento che ti porta a desiderare di ricambiare: di dare se ti vien dato.
Tutti, soprattutto chi lavora nel campo del marketing digitale sa che la pubblicità determina il comportamento dei consumatori, altrimenti non si spiegherebbe la crescita esponenziale degli investimenti pubblicitari. Embed from Getty Images
A parte l’influenza sull’acquisto della pubblicità, dettaglio noto: ha la pubblicità un altro tipo di influenza cognitiva di cui magari non siamo a conoscenza? Allora come la pubblicità ci influenza su internet?
La ricerca condotta per la discussione della mia tesi di Laurea ha cercato di investigare questa tematica insidiosa e molto vasta, allo stesso tempo, proprio per questo nel proseguo del testo, potrai scoprire come è stato ridotto e segmentato il campo d’azione.
Come la pubblicità ci influenza su internet: i risultati dell’esperimento
L’esperimento mira a documentare l’effetto che i banner pubblicitariall’interno dei blog hanno nel lettore: sempre più frequentemente si trovano in Internet blog che sponsorizzano in modo subdolo prodotti. Infatti, i testi dei blog svolgono la funzione di Informare il pubblico, almeno apparentemente, ma sono corredati da banner promozionali: gli ignari lettori credono che il testo sia puramente informativo, senza fini promozionali e si fidano (tralasciano le implicazioni etiche della situazione).
I risultati dell’esperimento sono chiari e validi dal punto di vista statistico e riportano che quando un lettore si trova a leggere un testo informativo ma corredato di banner, considera la pagina web visionata come autoritaria e quindi degna di attenzione e fiducia: una pagina web che mostra pubblicità sotto forma di banner è percepita come più autoritaria rispetto ad una che non ha promozioni.
Paradossalmente se un post di un blog su internet contiene pubblicità è considerato più affidabile.
Scettico? Lo so difficile da ammettere e da credere: tuttavia se presti attenzione alla tua esperienza i banner e le pubblicità rendono la pagina Web più interattiva ed attraente e quindi inconsciamente potresti ritenere il cotenuto più autorevole.
Le conclusioni da trarre sono senza dubbio arbitrarie, ma ci offrono uno spunto di riflessione su come la pubblicità ci influenza su Internet in modo nascosto.
Come la pubblicità ci influenza su internet: dettagli dell’esperimento
Le conclusioni sono state raggiunte a seguito dell’analisi statistica dei dati dell’esperimento creato ad hoc. La tecnica utilizza è quella della regressione multipla.
L’esperimento si poneva l’obiettivo di studiare l’effetto dei banner (pubblicità, display sulle pagine Internet) ed è stato eseguito creando due gruppi: uno sperimentale e l’altro di controllo. Ai membri del gruppo speriementale è stato chiesto di leggere un testo: specificamente un blog post che conteneva al suo interno due banner promozionali, sponsorizzanti prodotti in tema con il contenuto apparentemente informativo. Al gruppo di controllo è stato chiesto di leggere lo stesso testo ma senza pubblicità al suo interno. Entrambi i gruppi hanno poi risposto ad un test a risposta multipla per testare la loro percezione del contenuto.
I risultati mostrano che i membri del gruppo sperimentale, quindi coloro che hanno visionato il testo con i banner, hanno percepito il testo come più autorevole rispetto al gruppo di controllo. Paradossalmente se un post di un blog su internet contiene pubblicità è considerato più affidabile. Altresì si è osservato che i banner non hanno istigato i lettori all’acquisto in modo significativo, come invece è stato rivelato da ricerche precedenti.
Questo esperimento è stato creato e distribuito solo a persone parte della popolazione Italiana e rappresenta l’unico esempio finora condotto nel campo.
Senza dubbio sarebbe interessante fare altre ricerche per trarre conclusioni certe riguardo al motivo che ci spinge a percepire un testo con pubblicità più autorevole di uno senza.
Con marketing della paura si fa riferimento a quel filone dello shock advertising (lett. Pubblicità scioccante) che propone spot che suscitano emozioni negative, legate appunto alla paura e all’apprensione. Questo tipo di pubblicità è molto diffuso in Inghilterra ed in America, ma è quasi sconosciuto all’Italia. In Inghilterra, un’esempio di pubblicità shock è quella che si trova sui pacchetti delle sigarette che riportano foto disgustose di polmoni pieni di catrame o cadaveri; questo genere di promozione attraversa vari canali e luoghi: tv, metropolitana, cartellonistica e via dicendo.
Questa differenza culturalepresentata è molto interessante perché potrebbe costituire un’opzione inesplorata nel saturo universo pubblicitario italiano, prima di discutere più a fondo la questione, è meglio riscaldare l’atmosfera con una pubblicità shock inglese di Save The Children
Questi spot sono molto comuni in televiosne e fanno parte del filone dello shock advertising atto a suscitare paura, angoscia, ansia e tristezza. Nel prossimo paragrafo sarà analizzato anche l’altro filone che invece è legato allo sconvolgimento della morale.
Pubblicità shock all’italiana
Come abbiamo già detto in Italia il fenomeno della pubblicità shock non è molto popolare, almeno nel filone fear arounsing, ovvero gli spot che generano paura. Alcuni attribuiscono questa mancanza al nostroCodice dell’Autodisciplina Pubblicitaria che vieta le forme di sponsor che suscitano paura. Quindi in Italia assieme alle pubblicità ingannevoli sono vietate anche quelle del terrore/orrore.
In effetti, lo stesso tema della pubblicità shock è perlopiù assente dai motori di ricerca, se ne trova menzione solo in pochiblog italiani.
Tuttavia, in Italia esistono le pubblicità shock, quelle afferenti al filone che mira a creare un’emozione di sbigottimento e turbamento nello spettatore: lo spot che vuole scandalizzare, presentare oscenità, violare la morale. Un esempio ne è il celebre Light Blue di Dolce e Gabbana.
Questo tipo di pubblicità sono comuni per i marchi di lusso, che spesso presentano i loro prodotti in associazione alla lussuria, il desiderio e la prestanza fisica.
O ancora i cartelloni pubblicitari che ciclicamente vengono bannati perchè distraggono gli automobilisti o indignano le mogli, come quello diBelen Rodriguez.
Se riflettete sul panorma pubblicitaro italiano vi verranno in mente moltissimi spot che si avvicinano alla pornografia: pubblicità scioccante del filone dell’ “Indignazione”, in teoria anche questo perseguibile dal Codice dell’Autodisciplina Pubblicitaria che vieta l’uso della pornografia.
Pubblicità shock sì o no?
Fin qui, abbiamo capito che l’Italia abbraccia solo la Pubblicità shock filone scandalo, ma non quella legata alle emozioni di paura e compassione, ma perché?
Forse è il nostro temperamento latino che ci fa preferire questo tipo di spot e bannare l’altro?
No, la mia spiegazione è diversa. Io penso che sia un fattore culturale, che si traduce in abitudine. Mi spiego meglio: noi Italiani siamo abituati a vedere nella pubblicità scene di nudo, particolarmente sexy ed ormai non ci facciamo più caso, ci sembrano normali.
Proprio per questo motivo in Italia proliferano questo tipo di spot, al contrario nella nostra cultura non rientra la pubblicità shock incentrata sulla paura: un timore scaturito che ci fa riflettere e lascia il segno non è ammissibile.
Certo che, noi Italiani siamo proprio strani, abbiamo il Papa, ci professiamo cattolici e poi accettiamo l’erotismo e non la paura che ci fa riflettere.
La questione sull’efficacia dello shock advertising resta aperta. Io penso che a lungo andare esso non sia molto efficace, ma che colpisca nei prima giorni di lancio e poi, come nel resto delle tattiche di marketing, l’assuefazione fa il suo corso.
Quindi lanciare una bella pubblicità shock che incuta timore sarebbe una bella mossa strategica in Italia: scatenare paura, angoscia, far riflettere in modo violento e scuotere le coscienze è il modo ideale per destare attenzione; i primi marchi che effettueranno questo passo nel nostro panorama potranno godere del vantaggio dei first movers.
Se ami i Social Media probabilmente ti sarai chiesto almeno una volta nella tua vita se questa tua passione sia normale o segno di qualche problema di socializzazione. Preoccupazione comprensibile se provi piacere nel stare davanti a uno schermo e spesso ti ritrovi a ridere da solo.
Beh, stai tranquillo, è tutto nella norma, anzi il fatto che tu ami i Social Media potrebbe indicare che sei anche più socievole degli altri e hai bisogno di essere in compagnia sempre.
Guarda l’infografica per scoprire i 3 motivi per cui ami i Social Media.
Ti sei mai accorto che un commesso sgarbato può portarti a non comprare un oggetto anche se lo desideravi? Il servizio clienti è come il biglietto da visita di un’azienda soprattutto nei negozi, perché è proprio nei rapporti B2C (business to consumers), cioè nella vendita diretta al pubblico che l’interazione acquisisce particolare importanza.
Questo articolo intende essere una riflessione sull’importanza del buon servizio clienti per ottenere un vantaggio competitivo notevole e ispirare al miglioramento.
Il commesso è come il padrone di casa che dovrebbe cercare di deliziare e procurare piacere ai clienti in modo incondizionato. I clienti saranno più felici di acquistare e vi preferiranno alla concorrenza se il servizio clienti nei negozi è ammirevole.
È risaputo che per eccellere in un qualsiasi settore, il cliente deve essere soddisfatto così come gli impiegati, che sono una sorta di clienti perchè investono con noi il loro tempo, nonostante ciò vi sono alcune moltissime attività che non si prendono cura della qualità dei loro commessi e della loro buona educazione.
Sarà capitato anche a voi di entrare in un negozio e di uscire indispettiti a causa della commessa sgarbata o troppo insistente, in Italia è una cosa che ho sperimentato molte volte, su cui ho scritto addirittura un articolo di sfogo. Non siamo qui a colpevolizzare i commessi stessi, quanto i loro superiori che non si rendono conto dell’importanza del buon servizio clienti. Vi sono tanti servizi come il mistery shopping, che permettono di avere un riscontro sull’operato dei nostri commessi.
Preme sottolineare che vi è anche un elemento culturale che ci fa spesso accettare un servizio clienti scadente: noi Italiani siamo abituati ad essere trattati con sufficienza e non ci stupiamo più molto, ma facendo il confronto con qualche altro paese si può realizzare davvero la differenza.
Il buon sevizio clienti è in Inghilterra
La patria del buon servizio clienti è proprio l’Inghilterra, là i commessi sono sempre gentili in qualsiasi tipo di negozio: sempre sorridenti, felici di aiutarvi e cordiali.
Comunemente, si pensa che il tempo cupo e le giornate piovose inglesi rattristiscano anche l’umore dello staff, ma non è così.
Posso garantire che anche nei supermercati delle grandi catene, molto affollate, gli addetti sono gentili, appena chiedi dove si trova un prodotto: non solo ti sanno rispondere con il sorriso, ma ti portano addirittura nello scaffale giusto. Dopo così tanta gentilezza, ti senti proprio soddisfatto di aver fatto spesa in quel supermercato. Volete un altro esempio di cortesia?
Alla cassa: il commesso attende che tu abbia finito di imbustare e ti aiuta, prima di cominciare il conto del cliente successivo: incredibile, vero? In italia, al contrario siamo obbligati ad accartocciare le banconote nel portafoglio per la fretta.
Volendo fare un’indagine più appofondita del buon servizio clienti, basta dare uno sguardo ai siti istituzionali/governativi che riportano i diritti del consumatore, per avere chiara la situazione [Rispettivamente Consumer rightse ilCodice del consumo]
Dal confronto dei due testi appare evidente come i rispettivi governi comunichino con i cittadini, da un lato un testo semplice e fruibile, dall’altro un testo complesso ricco di paroloni che uno straniero nel nostro paese faticherebbe a comprendere. A parte questo fatto che è minimamente influente nella nostra analisi, uno dei diritti dei consumatori in Inghilterra è il diritto di appellarsi nel caso di servizio scadente, la nostra giurisdizione non fa minimamente riferimento al buon servizio clienti. Dalla legislazione si comprende come quanto sia differente tra i due paesi la gestione del personale.
Il servizio clienti inglese è davvero eccellente, i commessi usano tutta la gentilezza e le accortezze possibili: potreste essere chiamati con l’appellativo “my darling” (mia cara/o) e vi posso assicurare che da Italiana, abituata a risposte scontrose e poca voglia di parlare da parte degli operatori, è un piacere. D’altro canto, è simpatico notare come invece gli Inglesi non apprezzino sempre questa cortesia; infatti, l’altro giorno ho notato una lettera da parte di un lettore di una rivista che reclamava questo modo “childish” (bambinesco) dei commessi inglesi. Direi, a chi troppo e a chi niente…
Il buon servizio clienti non è un miraggio
Il buon servizio clienti è possibile anche per i nostri negozi italiani, anzi le aziende che si muovono per prime in questa direzione, ottengono un vantaggio competitivo non indifferente Vi sono già compagnie che hanno fatto dell’eccellenza del servizio clienti il loro fiore all’occhiello, basti pensare ai famosi brand del lusso e alla Apple.
Quindi, i proprietari di esercizi commerciali dovrebbero farsi più astuti e vigilare per assicurare un buon servizio clienti, dall’altro lato, noi consumatori dovremmo imparare a lamentarci riportando i casi di mal servizio.
Comunque, vorrei rassicurare che noi Italiani non siamo i peggiori al mondo, il sud della spagna ci batte: in Spagna le commesse dei supermercati parlano tra di loro a voce alta per tutto il tempo, non puoi neanche dire Buenos dias perché nessuno ti sentirebbe.
Lo storytelling è una tecnica pubblicitaria che mira a descrivere un brand attraverso il racconto di una storia, anziche una pura pubblicità.
Quindi al centro dello storytelling vi è il profondo coinvolgimento emotivo dello spettatore, che diviene intrepido nell’attesa della fine della storia. Lo storytelling in televione è una tecnica molto poco usata in Italia, proprio per questo gli inglesi ci battono nella partita di Natale: 1 a 0 per loro.
Il video di seguito ne è una rappresentazione : lo spot televisivo di John Lewis, una catena di grande magazzini in Inghilterra.
Commossi? Dopo il video, sicuramente avrete ancora più voglia di Natale e probabilmente l’associazione positiva rimarrà con voi nel caso in cui vi ritrovaste ad entrare nel negozio.
Storytelling in televisione, l’unica tecnica che cattura
In Italia, purtroppo si tende invece ad associare lo storytelling solo alla comunicazione online, tuttavia esso si adatta perfettamente al mezzo televisivo, perché capace di disporre le immagini in un contesto narrativo d’eccezione.
Guardare questi spot, non provoca fastidio o la voglia di cambiare canale, ma anzi ci fa sognare,ci delizia, ci emoziona e ci fa riflettere.
Ecco un altro esempio ben riusciuto di storytelling in televisione di Natale, sembra proprio che gli inglesi si divertano a farci piangere….
Anche questo è lo spot di una catena, Boots, profumerie e farmacia al contempo.
Lo storytelling in televisione potrebbe essere la soluzione efficace alla nostra progressiva desinsibilizzazione alla pubblicità. Tentativi, in questo campo, sono stati fatti nel panorama televisivo italiano, ma vi sono veramente pochi casi memorabili di efficace storytelling televisivo. Vi sono piuttosto, molti casi in cui si prova ad affrontare lo spot con l’intenzione di creare una bella storia, un racconto, ma si finisce con il confezionare spot superficiali, troppo brevi o banali: appreziamo l’impegno, ma spero che gli Inglesi siano di ispirazione.
Questo è un ulteriore esempio di storytelling in televisione da parte di una catena Sainsbury’s questa volta un supermercato.
Insomma, quest’anno abbiamo perso il match di natale per lo storytelling in televisione, ma speriamo di vincere l’anno prossimo.
L’ inbound marketing è una strategia a lungo termine e necessita di un impegno costante per essere messa in atto. Ecco qua i 4 passi dell’inbound marketing, come descritti dall’autorevole guida di Hubspot.
1. Attrarre
Per poter riuscire ad attrarre l’attenzione del nostro target è indispensabile tracciarne profilo. Dobbiamo innanzitutto definire il nostro cliente ideale e successivamente andare ad analizzare quali potrebbero essere i suoi gusti, le sue abitudini di navigazione in internet per capire il problema che noi saremo pronti a risolvere.
Oltre a prestare attenzione alla forma e al contenuto delle pagine del nostro sito web, è opportuno utilizzare vari strumenti che ci aiutino ad attirare numerosi visitatori, come il blog, i social media e una selezione accurata di parole chiave efficaci per quanto riguarda i motori di ricerca.
2. Convertire
Convertire significa trasformare i visitatori in potenziali contatti; per ottenere i dati del nostro visitatore dobbiamo fornirgli dei vantaggi interessanti, ai quali non potrà rifiutare. Per fare questo potremo offrire sia dei beni materiali immediatamente disponibili, sia contenuti di valore.
Per far ciò, ci affideremo a delle Calls-to-Action, ovvero dei bottoni o link che catturano l’attenzione del visitatore e lo spingono a cliccarci sopra. Dopo aver cliccato, si troverà in una Landing Pages (pagina di arrivo) in cui dovrà compilare un form inserendo i suoi dati personali per poter ottenere il vantaggio da noi promesso, come un e-book, un report, un paper.
Una volta che avremo ottenuto i dati del visitatore, questo diventa un potenziale contatto quindi è fondamentale selezionare con cura quali informazioni vogliamo ricevere dal nostro visitatore.
3. Chiudere
Il passo più difficile è convertire il nostro contatto potenziale in cliente finale. Come facciamo per convincerlo ad acquistare i prodotti del nostro sito web?
Innanzi tutto è necessario capire quanti e quali dei contatti ottenuti potrebbero essere realmente interessati ai nostri servizi e per fare questo è possibile attivare un sistema di valutazione basato su una scala di punteggi. Dopodiché, potremo usufruire dei dati forniti nella fase precedente, in modo da convincere all’acquisto:il metodo più diffuso è l’invio di e-mail a scopo promozionale.
Grazie ai software informatici di oggi è possibile verificare il successo della nostra iniziativa, per vedere se i potenziali contatti attratti mediante i Calls-to-Actions si sono convertiti in clienti effettivi.
4. Deliziare
Come ultima fase della nostra strategia non dobbiamo dimenticarci della fidelizzazione dei clienti: il nostro scopo deve essere quello di creare un rapporto solido e duraturo con i nostri clienti.
Possiamo continuare a comunicare tramite strumenti di marketing come le Smart Calls-to-Action, cioè delle offerte personalizzate che cambiano in base alla fase di marketing coinvolta. Oppure attraverso i Social Media con l’opportunità di offrire servizi e supporto in tempo reale. Infine, potremmo continuare ad utilizzare il sistema di automazione marketing per informare i clienti di aggiornamenti e novità riguardanti il nostro sito.
Avere dei clienti soddisfatti e fedeli che possano raccontare la propria esperienza sul nostro sito web a parenti, amici, e perché no, anche sul web, è il primo strumento di marketing che conduce al successo.